Don Mounir Hanachi al C.F.P. “don Bosco”

Venerdì 12 aprile abbiamo avuto un grande ospite, don Mounir Hanachi, direttore della Casa Salesiana di Damasco, che ci ha raccontato la sua esperienza.

“Da uomo vero non posso non sentire il dolore di un altro”: con queste parole si è aperto l’incontro che don Mounir Hanachi ha tenuto con i ragazzi del CFP venerdì 12 aprile, rifacendosi alla famosa lettera di S. Paolo sulla Chiesa e il nostro essere parte della stessa. Ha poi proceduto dando una panoramica di cosa sia la Siria, il Paese che gli ha dato i natali e che porta sempre nel cuore. Le etnie presenti sono varie, dagli arabi agli armeni, passando per i turchi e i curdi, così come le religioni professate: il 74% è sunnita, mentre il 15% è cristiana e l’11% appartiene ad altre correnti. Ha tenuto a precisare, però, che sebbene la Siria non sia un Paese cristiano, le chiese non pagano luce e acqua, ai preti non è imposto il servizio militare, che invece è obbligatorio per tutti. Questo per dire che di fondo esiste rispetto per i cristiani. Purtroppo la Siria, però, è un paese povero, e circa milleduecento ragazzi passano la maggior parte delle loro giornate in oratorio, perché lì, per esempio, c’è la corrente elettrica, cosa che manca a casa. La Siria che conosciamo dai telegiornali o da internet non è la vera Siria e, grazie ad un video esplicativo, ha mostrato che il suo Paese è bombardato perché si trova al centro della guerra tra gli altri Paesi confinanti. Inoltre, spesso le immagini, così come le notizie vengono manipolate: si dice, ad esempio, che il governo siriano bombarda il suo popolo, ma non è vero, e le foto che ritraggono tutto ciò sono di Gaza o dell’Iraq. In ogni caso, ora non si vive più bene come si viveva un tempo. Ricorda, infatti, che fino allo scorso anno poteva vedere casa sua ad Aleppo, mentre ora è irriconoscibile e questo crea in lui una sensazione di profonda tristezza, così come potrebbe accadere a noi se un giorno tornassimo a casa e vedessimo solo macerie. Nonostante ciò, quando il padre e la madre si trasferirono in Germania, soffrirono terribilmente, perché sentivano il desiderio di tornare a casa, in Siria. Per i Siriani, infatti, venire in Europa non è raggiungere il Paradiso, preferirebbero restare nella loro patria, però cercano di adattarsi il prima possibile. Ha raccontato, poi, che la prima scuola professionale salesiana è nata nel 1948, tutto grazie ad una donna che aveva a cuore Don Bosco. Andò a Torino e fece mandare tre salesiani: così fu costruita la scuola e anche l’oratorio. Oltre ad Aleppo e Damasco, i salesiani sono ora presenti a Kafroun e a Marra Sed Naya, nel sud della Siria, dove vengono organizzati ritiri e campi scuola.  Ha posto, in seguito, l’attenzione a come è iniziata la guerra in Siria, mostrando che combatte gente straniera, per soldi, anche molti europei, quasi volessero mettere in pratica quello che vivono con i videogames. Assieme a loro, però, ci sono anche dei bambini. Ha ricordato, inoltre, di un viaggio che fece due anni fa, da Damasco ad Aleppo: ad un certo punto, mentre erano sull’autobus, si sono fermati ad un posto di blocco dell’Isis e sono saliti due ragazzi per fare dei controlli. Don Mounir ha specificato che cercano militari dell’esercito siriano ma anche cristiani e si servono delle carte d’identità per catturarli. Quel giorno hanno preso un ragazzo giovane che era lì con la madre e ha raccontato che la fine che avrebbe potuto fare era duplice: ucciso o arruolato nell’Isis. Per la madre di quel ragazzo è stato terribile, non voleva separarsi da lui e le sue urla erano strazianti. Hanno controllato anche lui, ma, per fortuna, avendo un nome arabo, non ha rischiato nulla.  Ha ripreso, poi, parlando di quando il Rettor Maggiore è venuto a far visita a Damasco. In realtà, la situazione in Siria (e in particolare a Damasco) era critica, ma due giorni prima dell’arrivo ci fu la notizia del fatto che la capitale fosse libera dal terrorismo. In questo modo, sono riusciti ad accogliere il Rettor Maggiore e a celebrare la Santa Messa in cortile. Don Mounir aveva portato anche una colomba da far volare in segno di pace, ma pochi secondi dopo sono arrivati due missili nelle vicinanze. Si comprese solo dopo che sì, Damasco era libera, ma un gruppo di fondamentalisti non era contento della tregua. In quella situazione, però, il Rettor Maggiore era rimasto per tutto il tempo sereno, e questo colpì molto don Mounir.  L’Isis, purtroppo, è una realtà che vivono tutti i giorni e di cui è stato vittima anche il nonno di don Mounir sei anni fa. Era in viaggio con la moglie e hanno iniziato a sparare contro la macchina; mentre scappavano è stato raggiunto da due colpi. Oltre alla tragicità dell’evento, è assurdo pensare che nessuno sia potuto arrivare lì per soccorrerli fino al giorno successivo a causa degli spari. La realtà scolastica, in Siria, è terribile: ha raccontato, infatti, che alcuni ragazzi di famiglie facoltose vengono rapiti. Molte persone scappano proprio per questo motivo, ma c’è chi è rimasto e non perde fede e speranza. In un video che ha mostrato, in cui erano ritratti dei ragazzi adolescenti, è impressionante il fatto che dicano senza timore e con il sorriso “grazie a Dio sono ancora qui”. Fa venire i brividi sapere che in Siria esci di casa e non sai se ci tornerai; a volte, in situazioni particolari, sospendono le attività scolastiche perché si resti a casa.  Eppure le foto e i video dei ragazzi siriani che don Mounir ha mostrato hanno in comune un aspetto: il sorriso sui volti di quei giovani. Ha raccontato che hanno aperto anche un canale Instagram recentemente in cui pubblicano unicamente foto sorridenti, “il sorriso di oggi”, così si chiama l’iniziativa che ha lo scopo di seminare la speranza, di credere in un futuro migliore.

Infine don Mounir ha concluso dicendo che non esiste un insegnamento su come essere salesiani in posti di guerra. Eppure lui, ordinato a Torino, avrebbe voluto tornare ad Aleppo e così, appena ha potuto, ha chiesto di andare in Siria. La più grande testimonianza per lui è stata vedere missionari stranieri, non siriani, lì, nel suo Paese, che non se ne andavano nonostante la guerra. È stato un incontro interessante e toccante, dove non solo sono state mostrati video e immagini che ci hanno permesso di conoscere di più la realtà della Siria, ma soprattutto si è potuto respirare e percepire con il cuore quanto sia indispensabile non restare indifferenti davanti a quanto accade nel resto del mondo. Insomma, per dirlo con le parole che hanno aperto l’incontro, “da uomo vero non posso non sentire il dolore di un altro”.

Prof. Anna Maria D’Ambrosio

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