Carlo Acutis. Il giovane Santo
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Carlo Acutis. Il giovane Santo

Dal 15 al 21 ottobre arriva al cinema il documentario ufficiale sul primo Santo dell'era digitale: la vita di Carlo Acutis raccontata da famiglia e amici, per scoprire una santità possibile, vicina e alla portata dei ragazzi di oggi.

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Ci sono ragazzi che sembrano usciti da un libro di vite di santi, e altri che sembrano i nostri figli, i nostri allievi, i ragazzi che ogni giorno passano in cortile. Carlo Acutis era entrambe le cose. Da giovedì 15 ottobre arriva al Cinema Don Bosco Carlo Acutis. Il giovane santo, il documentario ufficiale diretto da Luca Salmaso che racconta il primo santo dell'era digitale, proprio nei giorni in cui ricorrono i vent'anni dalla sua morte, avvenuta il 12 ottobre 2006.

Un ragazzo del nostro tempo

Carlo era un adolescente milanese come tanti: i videogiochi, la passione per l'informatica e la programmazione, gli amici, il senso dell'umorismo, i cani di casa. Accanto a tutto questo, una fede limpida e concreta: la Messa quotidiana, l'adorazione eucaristica, il Rosario, l'attenzione per chi era solo o in difficoltà. A quindici anni una leucemia fulminante lo ha portato via in pochi giorni. Oggi riposa ad Assisi, dove ogni anno circa un milione di pellegrini visita la sua tomba, e il 7 settembre 2025 Papa Leone XIV lo ha proclamato Santo in piazza San Pietro.

Il film non costruisce un'immagine lontana o idealizzata: con fotografie e video privati mai visti, materiali inediti e le riprese della canonizzazione realizzate da Vatican Media, mostra la quotidianità di Carlo, il rapporto con la famiglia e quella strada spirituale "orientata all'essenziale" che lo ha reso un punto di riferimento per tanti giovani nel mondo.

Le voci di chi lo ha conosciuto

A raccontare Carlo sono soprattutto le persone che gli hanno voluto bene:
  • i genitori Antonia Salzano e Andrea Acutis e la nonna Luana Pennino;
  • Rajesh Mohur, il collaboratore domestico di famiglia che proprio grazie a Carlo si avvicinò alla fede;
  • gli amici d'infanzia, la sua maestra e il medico Momcilo Jankovic, che lo accompagnò negli ultimi giorni;
  • Valeria Vargas Valverde, la studentessa costaricana protagonista del miracolo riconosciuto per la canonizzazione, insieme alla madre;
  • sacerdoti che lo hanno seguito, come il parroco di Santa Maria Segreta a Milano, e il postulatore della causa Nicola Gori.
Il racconto attraversa i luoghi della sua vita e della sua devozione: Milano, Assisi, Cascia, La Verna, Lanciano, Fatima e Roma. Le musiche sono di Remo Anzovino.

Una santità possibile e vicina

Il cuore del film, e il motivo per cui vale la pena vederlo, è un messaggio che ai ragazzi di oggi parla direttamente: la santità non è per pochi eroi, ma è una strada possibile per tutti, dentro la vita di tutti i giorni. Carlo non ha fatto nulla di straordinario agli occhi del mondo: ha vissuto bene le cose ordinarie, mettendo Gesù al centro. Alcune sue frasi sono diventate un piccolo programma di vita:
  • «Essere sempre unito a Gesù, questo è il mio programma di vita», scritta quando aveva appena sette anni;
  • «L'Eucaristia è la mia autostrada per il cielo»;
  • «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie».

C'è poi un tema che tocca da vicino genitori ed educatori: il rapporto con la tecnologia. Carlo passava molto tempo al computer, ma non ne era schiavo: si dava dei limiti con i videogiochi e usava le sue competenze per gli altri, ad esempio realizzando il sito della parrocchia e la mostra sui miracoli eucaristici che ancora oggi gira il mondo. Il documentario, con l'aiuto della sociologa Stéphane Chaudron, esperta di infanzia e mondo digitale, apre domande attualissime su identità, solitudine, materialismo e speranza.

Nella scia di Don Bosco

Per chi vive l'oratorio, la figura di Carlo ha un sapore familiare. Don Bosco era convinto che i giovani potessero diventare santi, e lo ha mostrato con Domenico Savio, morto anche lui adolescente, che diceva che la santità consiste nello stare molto allegri. Carlo ripropone la stessa intuizione nel linguaggio di oggi: gioia, amicizia, servizio e preghiera, vissuti con naturalezza. Come ha detto la mamma Antonia, Carlo è «un esempio del Signore suscitato per i tempi di oggi».

Un film da vedere insieme

Il documentario dura 84 minuti ed è adatto anche ai più giovani, dai ragazzi delle elementari in su. È un'occasione preziosa da vivere in famiglia, con il gruppo, con gli animatori o con la classe, e poi da continuare a casa o in oratorio con qualche domanda semplice: che cosa mi ha colpito di Carlo? Che cosa vuol dire, per me, essere "originale" e non una fotocopia? Come uso il mio tempo e il mio telefono? Sul sito ufficiale carloacutisfilm.it è disponibile anche un dossier con spunti di riflessione per scuole e gruppi.

Vi aspettiamo al Cinema Don Bosco per conoscere da vicino un ragazzo che ha preso sul serio la propria vita e il Vangelo.